Comune di Melilli

LE NECROPOLI


Necropoli a Melilli

Il territorio di Melilli è ricco di numerosissime necropoli. Queste, però, a differenza di Pantalica, non si trovano raggruppate in un'unica località, ma sono sparse in tutto il territorio; ciò fa pensare che gli Iblei erano costellati da numerosi villaggi abitati dall'uomo fin dalla Preistoria.  Gli insediamenti dei villaggi preistorici sono in stretta relazione con i corsi fluviali, che attraversano il territorio.
Fra l'altro le tombe delle necropoli punteggiano le balze rocciose delle cave in fondo alle quali scorrono placidi i fiumi, molti navigabili fin dall'antichità, cosa che permise alle popolazioni indigene di intrattenere rapporti commerciali sia con i vicini abitanti della costa che con genti provenienti dalla lontana area egea, di cui sono stati rinvenuti oggetti di importazione.
Nelle vicinanze del centro abitato di Melilli si trovano le necropoli del Bronzo antico di Cava Canniolo (circa dieci tombe del tipo a forno scavate sulle pareti di una cava fossile); Cava Cannatello (circa dieci tombe a grotticella artificiale scavate sulle pareti di un vallone fossile); Cava dell'Acqua (circa dieci tombe a grotticella artificiale scavate lungo le pareti rocciose di un vallone fossile) e l'insediamento rupestre bizantino di Costa Gissara scavato sulla parete calcarea. 

 

 

Tomba a forma di forno

Verso il mare Ionio

Ad Est del centro abitato sulle propaggini degli Iblei che degradano verso il mare Ionio si trovano: l'insediamento tardo antico e bizantino con la necropoli di contrada Bondifè; la necropoli del Bronzo antico, costituita da circa cinquanta tombe a forno, lungo gli argini rocciosi del Vallone della Neve; l'insediamento di età tarda - antica e gli ipogei funerari di Contrada Riuzzo e l'insediamento romano di Torre Girotta - Bagnoli. Ad ovest la necropoli del Bronzo antico e protostorica di contrada Timognosa, costituita da circa dieci tombe a forno e dieci tombe a pianta quadrangolare e tetto piano del periodico protostorico. Percorrendo, poi, verso Nord la strada provinciale n° 95, nelle vicinanze del Cimitero di Melilli si trovano il villaggio rupestre e la necropoli del Bronzo antico di Cava Bernardina, costituita da circa cinquanta tombe scavate lungo le pareti del vallone fossile.
Inoltre la necropoli del Bronzo antico di Cava del Cocuzzaro, costituita da alcune tombe a grotticella artificiale scavate lungo le pareti di un vallone fossile e l'insediamento neolitico del Cocuzzaro, dove sono state individuate, lungo il margine meridionale che si affaccia sulla cava, buche per pali scavate nelle rocce. 
 
 

 

Valle del Marcellino

Verso nord

Proseguendo verso Nord, in direzione di Villasmundo, a monte della strada provinciale n° 95 si trova l'insediamento eneolitico di contrada Para sul corso del Càntera, dove insistono anche alcune tombe a grotticella artificiale. In contrada Cugna Santa - Costa Arita, sempre sul corso del Càntera, si trova un insediamento rupestre bizantino, formato da una serie di grotte naturali modificate dall'uomo e comunicanti fra loro. Si trova anche una chiesa rupestre, che potrebbe appartenere alla stessa epoca bizantina. Ancora sull'argine sinistro della valle del Càntera a 4 Km dalla costa si trova la necropoli del bronzo antico di Cava Baratta con quarantotto tombe non ben conservate.

Tra contrada Baratta e Bacali si può visitare la Necropoli del Bronzo antico di Cava Secchiera, costituita da circa trenta tombe a grotticella artificiale, collocate sulle pareti di un vallone fossile. Lungo la valle del torrente Belluzza sulla sponda sinistra si trova la Necropoli del Bronzo antico, utilizzata fino all'età Bizantina. Sulla sponda destra dello stesso torrente, poi, a circa mezzo chilometro dalla sua confluenza nel fiume Marcellino, si sviluppa un villaggio rupestre di età bizantina con grotte di abitazione ricavate nella parete rocciosa. Quindi si arriva alla masseria "Curcuraggi", un pianoro calcareo che domina le profonde vallate del fiume Marcellino e del suo affluente, il torrente Belluzza. Il toponomo Curcuraggi o Curcuccio risale almeno al dodicesimo secolo e il castello medievale fu distrutto da Federico III, re di Sicilia, perché gli si era ribellato e si era alleato con i Chiaramonte.

Superata la masseria, lungo la provinciale a destra si nota una strada sterrata, che attraversa le località Torracchio, Pantalone di Sotto e di Sopra e termina nella Valle del Marcellino, che, secondo Fazello, prese il nome del console romano Marcello, in località Fontana e Fossa. In questa zona si possono visitare una necropoli protostorica e un insediamento del Bronzo antico, dove sono stati rinvenuti materiali di importazione unici in Sicilia.  La necropoli è stata studiata  a partire dagli anni '70, quando la Soprintendenza di Siracusa ne iniziò lo scavo. 

 

 

Tenuta Mandre

Alle porte di Villasmundo

L'itinerario archeologico si conclude alle porte di Villasmundo, dove insistono alcuni fra i più importanti siti preistorici del territorio di Melilli. In contrada Mongini si può osservare un insediamento di età ellenistico - romano; in Tenuta Mandre un riparo sotto roccia utilizzato in età eneolitica e in contrada Luogo Monaco una necropoli con alcune tombe a grotticella scavate nella roccia datate del Bronzo antico. 
 
L'escursione dei siti archeologici nel territorio di Melilli si conclude con la visita al villaggio fortificato del Petraro risalente al XVI sec. a. C. e della Timpa Ddieri, posti a circa 5 Km dalla foce del fiume Mulinello, l'antico Damyrias.
All'interno della cinta del villaggio neolitico sono stati individuati dei focolari, indicati dalla presenza di ossa bruciate residue, di pasti a base di  animali ovini e caprini, ormai addomesticati e importante risorsa alimentare per l'uomo, nonché frammenti di ceramica decorata. L'insediamento neolitico era trincerato, forse per difendersi contro gli animali selvaggi che potevano insediare gli armenti costituiti da pecore, capre, buoi, maiali ecc.

Sullo stesso impianto neolitico venne sovrapposto il villaggio fortificato dell'età del Bronzo antico, che si estendeva sul pianoro per quasi 2500 mq. Questo villaggio aveva forma trapezoidale ed era circondato per tre lati da mura, mentre il quarto lato era protetto naturalmente da una parete rocciosa che precipita a strapiombo per circa cento metri sul sottostante fiume Mulinello. Alla cinta muraria sono addossate tre torri, distanti circa 25 metri l'una dall'altra: una semicircolare con un diametro di circa 15 metri all'inizio dell'angolo nord-ovest; più a est una seconda torre, praticamente al centro del lato settentrionale della fortificazione; una terza probabilmente nell'angolo nord - est. Sia le mura che le torri sono state costruite mediante posa diretta sul terreno di una prima serie di blocchi molto grandi e rozzamente squadrati, seguita da blocchi più piccoli e da una seconda serie di grandi blocchi. Il Petraro rappresenta l'unico esempio di villaggio fortificato in Italia.

 

 
 
 
 

Zona Timpa Ddieri

Timpa Ddieri

Sulla parete rocciosa che cade a strapiombo nel fiume Mulinello si trova la Timpa Ddieri (in arabo "abitazioni in grotta" ), un sistema di grotte a filari sovrapposti, ricavate nella roccia dalla mano dell'uomo. Il sito era noto fin dal 1700 ai viaggiatori che attraversavano la Sicilia, e in particolare la fascia costiera siracusana.

 
Al Neolitico gli archeologi fanno risalire le più antiche tracce di frequentazione del sito, mentre "sempre lungo la balza si estende la necropoli relativa al villaggio dell'età del Bronzo antico, con le sue tipiche tombe a forno a pianta circolare o subcircolare con detto piano o cupuliforme, talvolta precedute da breve anticella". Grande importanza, inoltre, è stata attribuita dagli archeologi ai ritrovamenti dei corredi funerari, depositati accanto alle inumazioni, messi in luce nelle tombe, riferibili all'VIII sec. a.C., delle contrade Fossa, Torracchio e Pantalone nella Valle del Marcellino. Qui, infatti, per la prima volta in Sicilia sono stati rinvenuti, in un significativo e sistematico continuum del fenomeno dell'importazione in contesto indigeno, manufatti ceramici considerati come le più antiche importazioni greche finora documentate, per questo periodo, in Occidente.
 
Eccezionale importanza è costituita da una coppa euboica "a semicerchi penduli", testimonianza di una continuità di rapporti con il mondo greco precedente la stessa colonizzazione. Il ritrovamento del materiale di importazione greca ha portato qualche studioso di archeologia a riproporre la questione del "Regno" siculo di Hyblon, identificato dagli archeologi contemporanei con Pantalica, e a riscrivere probabilmente la geografia degli insediamenti umani precedenti la colonizzazione greca.